Lo zucchero è uno di quei prodotti coloniali noti come commodities, ossia materie prime il cui prezzo è regolato da dinamiche di mercato e -il più delle volte- speculative

Lo zucchero Altromercato: il rapporto con i produttori e il prezzo trasparente

Storicamente, l'obiettivo primario di Altromercato è quello di garantire alle organizzazioni di produttori l'accesso al mercato per favorire il miglioramento delle loro condizioni di vita e quelle delle loro comunità ed in definitiva il passaggio dalla precarietà ad una situazione di autosufficienza economica.

La relazione con questi partner è basata su di un rapporto paritario e diretto, consolidato sia attraverso il canale della relazione commerciale che attraverso le attività di assistenza, supporto e vantaggiose forme di prefinanziamento. All'interno della relazione commerciale, fondamentale è il concetto di prezzo equo: si paga infatti un prezzo giusto, più alto rispetto a quello che in genere viene pagato dal mercato tradizionale, permettendo cos' ai produttori di vivere in modo dignitoso, anziché limitarsi a sopravvivere.

Il prezzo viene indicato in prima battuta dal produttore, è modificabile dalle parti in seguito ad una valutazione congiunta della sua adeguatezza de degli effetti che tale misura produce sulla filiera produttiva. Deve essere idoneo a coprire il "premio sociale", cioè gli investimenti sociali, e il "premio biologico", che viene utilizzato per coprire i costi di produzione secondo il metodo biologico. Deve essere rispettoso del Fair Trade Minumum Price posto da FLO, cio del prezzo minimo pagato da chi acquista al produttore per essere certificato secondo gli standard FairTrade.

L'impennata del prezzo delle commodities e la risposta del commercio equo

A partire da luglio 2010 si è registrato un aumento del prezzo delle commodities che non si verificava dall'inizio degli anni '90. Tali incrementi hanno spinto Altromercato a venire incontro alla giustificata richiesta d'aumento della retribuzione da parte dei produttori e nello stesso tempo ad elevare i prezzi di listino di vendita al pubblico. Per calmierare la fluttuazione dei prezzi sia all'origine che al consumo, Altromercato ha riassorbito, per quanto possibile, gli incrementi di costo attraverso una riduzione del proprio margine.
Cosa ha causato questa impennata dei prezzi delle materie prime che ha visto salire il caffè del 40%, il grano del 50% e lo zucchero del 100%?
In realtà putroppo siamo davanti ad una vera e propria speculazione. Infatti, se è innegabile che si siano state delle variabili climatiche importanti che hanno causato disastri sia in Centro America che in Indonesia ed una ripresa della domanda interna anche nei Paesi produttori, è altrettanto vero che questi due fattori da soli non giustificano quest'impennata.
Sia la FAO, già nel giugno 2009, sia il World Development Movement (ONG londinese attiva da anni nelle campagne per la lotta alla povertà) hanno denunciato queste speculazioni. "Scommettendo al rialzo sull'andamento dei prezzi delle materie prime, le grandi banche e gli Hedge Funds hanno contribuito in modo determinante ad affamare i Paesi più poveri del mondo, sperimentando un sistema che, a qualche anno dal collaudo, continua a generare profitti vertiginosamente elevati".

Le attuali criticità del mercato dello zucchero

In questo quadro, piuttosto desolante, si inserisce la situazione del mercato dello zucchero. Il problema più immediato che Altromercato ha dovuto affrontare è il riconoscimento di un prezzo molto più alto ai contadini delle cooperative (per esempio lo zucchero non raffinato dell'Ecuador è passato dai 400$/ton di luglio 2010 ai 730$/ton attuali), che altrimenti avrebbero conferito ai mulini fuori dal circuito Fair Trade la materia prima, correndo il rischio di essere espulsi dalle cooperative e quindi di tornare nelle mani degli intermediari speculatori.
Inoltre i Paesi produttori ora soffrono della mancanza di prodotto per il consumo interno, il tutto aggravato, lo ricordiamo, dagli sconvolgimenti climatici che hanno danneggiato in molte zone rurali le coltivazioni. L'ulteriore rischio che si corre è che, vista l'alta domanda di prodotto, si immetta nel commercio tradizionale più zucchero di bassa qualità e coltivato con l'impiego di additivi chimici.