Il prodotto coloniale per eccellenza

Il caffè è una commodity, cioè una materia prima il cui prezzo è regolato dal mercato. Infatti, nonostante sia interamente prodotto nel Sud del mondo, la sua compravendita avviene nelle borse dei Paesi occidentali (New York per l'arabica e Londra per il robusta), in cui dominano gli attori della finanza e i grossi mportatori, e da cui i piccoli produttori sono del tutto esclusi. L' "oro verde" è quindi il prodotto coloniale per eccellenza, simbolo del colonialismo prima e del neo-colonialismo poi. E, quindi, anche del commercio equo e solidale, che è nato per combattere le diseguaglianze sorte a causa di questi fenomeni.

I lupi di Wall Street e i Coyotes del Sud America

Fino al 1989 gli accordi ICO (International Cofee Organization) tra i Paesi produttori e Paesi consumatori stabilivano prezzi minimi e massimi per il caffè, mantenendo in equilibrio questo mercato. Ma la scadenza di questi accordi e la conseguente assenza di regole portò ad una liberalizzazione tale per cui il prezzo del caffè è divenuto dominio delle multinazionali e dei grandi investitori finanziari. Le grosse aziende hanno potere di determinare i prezzi perché muovono quantitativi corrispondenti ala produzione di un intero Paese; gli speculatori finanziari invece "sporcano" il mercato perché acquistano e rivendono partite di caffè ancor prima che siano prodotte, senza mai scambiare la merce "fisicamente": attraverso i contratti a termine (o futures) speculano sul fatto che l'aumento della domanda fittizia da loro creata gonfia i prezzi, e di conseguenza rivendere in un secondo momento il caffè acquistato diventa un affare molto redditizio (vedere qui per una spiegazione dettagliata).

La FAO ha già denunciato queste speculazioni, sostenendo che questo sistema di profitti non deve essere applicato ai mercati delle materie prime alimentari, perché contribuisce ad affamare ancor di più i Paesi poveri.

In questo scenario, infatti, i piccoli produttori soon gli attori più svantaggiati, anche perché per vendere il loro raccolto si affidano ad intermediari -chiamati coyotes- ottenendo ricavi bassissimi, che a volte non coprono nemmeno i costi di produzione. Inoltre, dal momento che il loro lavoro è realmente "sul campo", in questi ultimi anni sono stati anche gravemente danneggiati dai disastri climatici che si stanno verificando soprattutto in Centro America e nel Sud-Est Asiatico, e che hanno conseguenze irreparabili sui loro raccolti.

Il caffè del Commercio Equo

Oltre ogni oscillazione di Borsa, il commercio equo e solidale paga in prezzo equo ai produttori, fraziona i profitti secondo logiche di dignità e rispetto, non crea intermediari inutili e stabilisce rapporti diretti, paritari e continuativi con i produttori.
I caffè Altromercato hanno tutti un prezzo minimo garantito, che si basa sul giusto prezzo concordato insieme al fornitore, che varia da Paese a Paese e per caffè arabica e robusta, lavati o naturali, ed è fissato in base alle esigenze reali dei coltivatori (costo del lavoro, delle materie prime e progetti di sviluppo). Sotto a quel prezzo non si scende mai, nemmeno se la Borsa quota il caffè molto meno.
Per l'arabica lavato, ad esempio, il prezzo minimo garantito è di 125$ per 100 libbre, a cui si aggiungono i premi previsti per tutti i produttori del circuito equosolidale: un premio sociale di 10$ per 100 libbre, destinato ai progetti a beneficio della comunità di produttori, e un premio "bio" di 20$ per 100 libbre, se il caffè è certificato biologico.

Quando il prezzo di Borsa è superiore al prezzo minimo, CTM Altromercato paga il prezzo più alto e un sovrapprezzo di mercato che dipende dalla qualità del prodotto corrisposto, dal Paese di provenienza e dai movimenti sul mercato locale.

Inoltre, in caso di richiesta da parte del produttore, viene corrisposto anche un prefinanziamento a tasso zero, che viene erogato al momenot dell'ordine ep uò arrivare anche oltre il 50% del valore del prodotto acquistato.

Altromercato continua a stare sul mercato al fianco dei produttori, consigliandoli e aiutandoli per dar loro accesso al mercato e per migliorare lo condizioni di vita delle loro comunità, e al fianco dei consumatori, offrendo una corretta ifnormazione che permetta di fare scelte consapevoli rispetto ai propri acquisti alimentari.

E per un caffè buono fino in fondo, anche la qualità è considerata un diritto sia per i consumatori sia per i produttori: i chicchi provenienti dalle migliori origini sono controllati, selezionati con cura e sapientemente miscelati per creare combinaizoni dal gusto inconfondibile, che possano valorizzare al meglio il grande lavoro dei produttori e al tempo stesso soddisfare anche i palati più esigenti.

Nei nostri punti vendita, oltre ai caffè di Altromercato, puoi trovare anche la linea Tatawelo e altre ancora.