Nuova promozione, stavolta sulle spezie. Dall'8 al 18 aprile, acquistando almeno 3 spezie Altromercato si riceverà in omaggio una curcuma macinata dello Sri Lankca.

Spezia dal sapore deciso, che punge nel gusto, molto differente dallo zafferano, con il quale viene spesso erroneamente confusa. Si impreziosisce nella cottura lenta e si scioglie facilmente nei grassi. È prevalentemente utilizzata nella preparazione di ricette della cucina indiana, bengalese e cingalese. Abbinamenti: uova, verdure, riso, pesce e molluschi.

 

Il mercato delle spezie e le sue criticità

Anche se più piccolo rispetto a quello di altri prodotti coloniali (come il caffè, il cacao, lo zucchero), quello delle spezie è anch'esso un mercato in cui i prezzi sono stabiliti nelle grandi borse mondiali. Inoltre sono influenzati anche dalle politiche protezionistiche di alcuni Paesi occidentali, nonché da intermediari senza scrupoli.

Il mercato delle spezie a livello globale vale poco più di 6 miliardi di dollari (fonte: Macfrut 2020). Una cifra  - come detto - modesta se confrontata con quella del caffè (83 miliardi), ma di certo sufficiente a far gola a molti. Le poche grandi realtà internazionali presenti sul mercato lo dominano e lo condizionano con le solite tecniche: coltivazioni intensive su grandi piantagioni, proposta di tipi di spezie a volte di qualità molto variabile, talvolta gli immancabili brevetti su alcune varietà. A tutto ciò si aggiunge il fatto che i Paesi occidentali spesso impongono standard e controlli restrittivi, ai quali i piccoli produttori difficilmente riescono a far fronte, e che finiscono col favorire essenzialmente le grandi industrie occidentali, alle quali va una grossa fetta del profitto a discapito dei coltivatori.

Le spezie del commercio equo

Le spezie equosolidali sono raccolte e confezionate a mano nei loro Paesi d’origine, selezionate secondo saperi antichi di chi le coltiva da secoli. Vengono prodotte in contesti “piccoli” e nelle zone più vocate: dallo Sri Lanka, all’India nella zona del West Bengala, dove sopravvive il modello del villaggio spirituale Ushagram, dalla Palestina nella zona di Jerico, dove si coltiva il timo e il sesamo e dove nasce il sumacco, all’anti atlante Marocchino, zona berbera di montagna arida a 1200 metri d’altezza.

Ogni famiglia contadina possiede poca terra e su di essa, insieme alle spezie, coltiva ciò di cui ha bisogno per sostentarsi.

La coltivazione non è mai intensiva, la terra non si stressa, le piante vivono insieme, in tradizionali “giardini di spezie”. Questi metodi di coltivazione sono rispettosi della terra e dei suoi ritmi naturali, donano fertilità al terreno e conferiscono alle spezie grande aromaticità e sapore intenso.

Il valore aggiunto di queste spezie, dalla coltivazione al confezionamento, resta ai piccoli produttori, una grande differenza rispetto ai sistemi più diffusi in cui la catena del valore si sposta quasi totalmente verso i traders locali, le aziende internazionali e la distribuzione.

Il loro prezzo viene fissato insieme ai piccoli produttori e a volte i contadini ottengono un valore doppio rispetto al mercato locale e un prezzo superiore a quelli di borsa, scambiati in maniera speculativa alle borse di New York e Londra a scapito della vita dei veri protagonisti sul campo: i contadini che coltivano e lavorano le spezie.

 

 

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