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Solidali con Riace

Il modello Riace prova a continuare. Anche senza lo Stato.

L'attenzione mediatica su Riace è scomparsa ormai da settimane. La notizia degli arresti domiciliari del sindaco Mimmo Lucano (peraltro quasi subito revocati) e la successiva revoca dei fondi per lo SPRAR da parte del Ministero dell'Interno rischiava di lasciare il piccolo borgo calabrese nel caos.
E invece, ancora una volta, la solidarietà dal basso si è messa in moto, e il Commercio Equo e Solidale (in particolare l'associazione
Chico Mendes di Milano) ha giocato un ruolo decisivo.
Ma andiamo con ordine.

Il "modello Riace"

Riace è un piccolo paesino calabrese da cui la popolazione aveva iniziato a scappare sin dal dopoguerra. Nel 2004 viene eletto Sindaco Mimmo Lucano, che vede nella presenza di migranti non una minaccia, ma un'opportunità per evitare lo spopolamento e l'abbandono; è lì che nasce un modello di accoglienza che fa subito scuola nel mondo. Un modello che, in origine, era del tutto autonomo dal punto di vista finanziario, come spiega la stessa Chico Mendes sul proprio sito.

Dopo alcuni anni di crescita autonoma, con l’adesione al sistema SPRAR (Sistema nazionale di Protezione per i Richiedenti Asilo e i Rifugiati) i presupposti originari del progetto vengono snaturati. Da un lato i contributi pubblici attenuano la ricerca di una sostenibilità economica autonoma dei percorsi d’integrazione e avviamento al lavoro. E dall’altro le istituzioni pubbliche, in perenne situazione emergenziale, premono fortemente sul sindaco affinché accolga un sempre maggior numero di migranti. Così Riace arriva ad avere fino a 500/600 stranieri, a fronte di una popolazione residente di circa 1800 anime (le linee guida dello SPRAR indicano in 15 il numero di stranieri proporzionato alla popolazione locale per la realizzazione di progetti di protezione).

Lo Stato, oltretutto, non si limita a chiedere a Riace uno sforzo probabilmente troppo grande: spesso è anche inefficiente, facendo arrivare in ritardo -talvolta anche di anni- i fondi dovuti. 

La moneta parallela di Riace

Quest'ultimo problema, però, Mimmo Lucano lo risolve in modo creativo: introduce una valuta parallela, il c.d. "euro di Riace". Una sorta di bonus spesa con tagli diversi (vd. il catalogo), consegnata ai migranti sulla base delle somme dovute dalla Prefettura e dal Ministero per le diarie. Gli esercenti locali hanno deciso di accettare la nuova moneta, venendo poi rimborsati con euro veri all'arrivo dei fondi ministeriali.

Un meccanismo interrottosi, appunto, con l'annuncio dello stop ai fondi dello Sprar.
Stop che sembrava poter mettere la parola "fine" al modello Riace e a quanto di buono aveva fatto.

E invece.
Invece il mondo del Commercio Equo e Solidale si è messo in moto; la cooperativa Chico Mendes di Milano ha lanciato una campagna a sostegno della città e ha già raccolto quasi 60.000€

per far rientrare gli esercenti che hanno dato credito al progetto e hanno fornito prodotti ai migranti, di rientrare in tutto o in gran parte delle somme loro dovute. 

Ma soprattutto:

attraverso la creazione e il sostegno di piccole esperienze imprenditoriali e creando un mercato adatto ai loro prodotti, attraverso i circuiti del commercio equo e solidale desideriamo riprendere il percorso di sviluppo economico originario dando rinnovata vita all’esperienza di Riace, in una prospettiva di progressivo sganciamento dai contributi pubblici.

Anche noi vogliamo dare una mano; abbiamo acquistato da Chico Mendes un po'di banconote, e ve le riproponiamo come segnalibro o semplice souvernir. Le potete trovare in bottega, in Via dei Pilastri 45r.