Vetro riciclato dalla Bolivia, dall'India e dal Guatemala

Crisil



Crisil è un’azienda familiare nata in Cochabamba (Bolivia) nel 1991. L’obiettivo principale dell’azienda è quello di generare lavoro nella regione, attraverso il riciclo del vetro e la produzione a basso impatto ambientale di oggetti in vetro come bicchieri, caraffe, bottiglie, ma anche portacandele, vasi per fiori e piccoli soprammobili.
Il controllo dei prodotti viene effettuato da due addetti ai lavori con grande attenzione alla qualità.
Benché la struttura organizzativa rispecchi quella di una piccola impresa ben organizzata, con specifiche aree funzionali coordinate da personale formato e un direttivo composto da quattro soci, nelle relazioni lavorative ed interpersonali si presta grande attenzione al lavoratore. Oltre ad un lavoro sicuro e ad un salario garantito questi, infatti, partecipa due volte l’anno ad assemblee generali con i soci e dispone di luoghi informali di comunicazione bilaterale.
Crisil offre ai suoi lavoratori anche un servizio mensa a prezzo di costo, nonché l’alloggio per chi ne avesse bisogno.
I lavoratori godono di un’assicurazione collettiva sugli infortuni e, per coloro che hanno contratti a tempo indeterminato, viene riconosciuta la tredicesima mensilità.
Il 10% della produzione di Crisil viene venduta attraverso il mercato fair trade, a conferma di una sostanziale sostenibilità dell’organizzazione. L’esportazione di Crisil oggigiorno ha raggiunto la necessaria autonomia organizzativa, che le permette di lavorare anche con il mercato estero, fra i cui rappresentanti spiccano Fto (Olanda), Gepa (Germania) ed Eza (Austria).
Grazie alla sua ben organizzata struttura interna e alla grande attenzione alle condizioni dei propri lavoratori, fin dalla sua nascita (1991) Crisil si è posta l’obiettivo di costituire una solida realtà economica, generando continuamente lavoro nella regione boliviana attraverso il riciclo del vetro e la produzione a basso impatto ambientale.

Fonte:
Altromercato

Pushpanjali



La Pushpanjali Handicraft Society è un’organizzazione di produttori (attualmente circa duecento) con sede ad Agra, nel nord dell’India, nata intorno al 1980 grazie anche ai finanziamenti dell’organizzazione non governativa Oxfam, per incoraggiare e dare una solida base economica a tutti i piccoli artigiani, i quali nonostante le grandi capacità tecniche, non riuscivano ad affermarsi sul mercato, e vivevano in povertà. Pushpanjali ha infatti appoggiato la promozione e lo sviluppo dei loro prodotti, sostenendo allo stesso tempo i princìpi del commercio equo e solidale e dello sviluppo ecosostenibile.
Pushpanjali incoraggia, inoltre, il risparmio fra i produttori: ogni anno, infatti, parte del ricavato delle vendite viene destinato ad un fondo sociale finalizzato ad acquistare beni per le famiglie degli artigiani. Parte del fondo è stato utilizzato per creare una struttura di assistenza sanitaria gratuita per gli artigiani e per i loro familiari.
L’organizzazione si propone di diminuire la disuguaglianza fra uomini e donne, garantendo salari uguali e pari opportunità di lavoro; offre, inoltre, aiuti a tutte le ragazze che non potrebbero, altrimenti, terminare il proprio corso di studi per mancanza del sostegno economico da parte delle famiglie.
Gli artigiani che fanno parte di Pushpanjali lavorano, oltre al vetro, anche pietra saponaria e ferro, e producono anche tappezzeria per la casa, tessuti ricamati e zari.
Alcune particolari tecniche di lavorazione del vetro sono la crackle e la Warli. Con la prima, il vetro assume l’aspetto del ghiaccio incrinato: il vetro fuso viene soffiato fino a formare una piccola bolla, che viene immersa improvvisamente nell’acqua fredda, facendo assumere al vetro l’aspetto incrinato; dopodiché viene nuovamente scaldato e soffiato per ottenere la forma definitiva.
La tecnica Warli consiste, invece, nel decorare l’oggetto con tipici decori che raffigurano scene tratte dalla vita quotidiana, come la caccia, la danza, l’agricoltura.
Sul sito di Altromercato trovi un'interessante pagina di approfondimento sull'arte Warli.

Fonti:
Altromercato
Pushpanjali

Copavic



La guatemalteca Copavic (acronimo di “Cooperativa de producción artesanal de vidrio Cantel”) produce articoli in vetro riciclato: bicchieri, calici, caraffe, brocche e vasi, nelle tonalità bianca, verde e blu.
Tutto il ciclo produttivo si fonda sul recupero del vetro, che viene comprato dai birrifici e dalle imprese di bibite della zona (fra cui anche una della Pepsi) e ritirato con un camioncino che lo trasporta nel cortile davanti al laboratorio. Qua viene selezionato in base al colore e alla qualità, e poi rotto e lavato per eliminare ogni residuo di metallo, di cartone, di plastica e di altre impurità. Terminato questo processo è pronto per essere fuso e a fine giornata di lavoro gli artigiani lo mettono in quattro grandi forni, così la mattina successiva trovano la materia prima pronta per essere soffiata e lavorata a mano.
Ogni giorno lavorativo inizia all’alba, alle 5 di mattina, e dura 8 ore, fino alle una, così i lavoratori possono sfruttare le ore più fresche della giornata e non incombere nell’eventualità (molto frequente dagli anni Novanta a oggi) che la società privata che distribuisce l’energia elettrica stacchi la corrente senza preavvisare.
La cooperativa ricicla anche l’alluminio, da cui ricava gli stampi per i bicchieri, le caraffe e i vasi, perché da quando è iniziata l’attività di esportazione è stato necessario passare dalle forme in cemento a quelle in alluminio per creare prodotti standard, che fossero tutti delle stesse misure.
La cooperativa nasce nel 1976 a Cantel (una cittadina di 20.000 abitanti a pochi chilometri da Quetzaltenango, la seconda città del Guatemala) per iniziativa di un gruppo di artigiani (dell’etnia indigena Maya-quiché) che non volevano disperdere le competenze acquisite lavorando in due fabbriche di vetro che alla fine degli anni Sessanta aprono a Cantel e a Quetzaltenango e chiudono nell’arco di un paio di anni. I 17 soci fondatori, assistiti sia a livello tecnico-amministrativo che finanziario da Ong e istituzioni di solidarietà locali e internazionali, decidono di continuare a produrre vetro soffiato organizzandosi in un’impresa di loro proprietà.
Attualmente la cooperativa impiega più di 70 lavoratori, fra mastri vetrai e apprendisti (occorrono 5 anni per diventare mastri vetrai), garantendo salari dignitosi e certi. Solo dopo aver trascorso un certo periodo come dipendenti si può diventare soci della cooperativa: oggi sono circa 40 e alla fine dell’anno, riuniti in assemblea, decidono la redistribuzione degli utili o il loro reinvestimento nell’impresa.
Per molti anni il mercato di Copavic rimane limitato a quello interno al Guatemala, e la principale fonte di guadagno è rappresentata dalla fornitura diretta a hotel e ristoranti del paese. A metà degli anni Novanta la cooperativa incontra il commercio equo (per l’Italia le centrali di importazione Ctm Altromercato e Libero Mondo) e oggi la metà del fatturato viene dall’esportazione: in Italia, ma anche in Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Salvador, Svizzera, Olanda, Germania, Gran Bretagna, Francia, Svezia, Stati Uniti, Australia.
I modelli sono disegnati da Carlos Yac, uno dei soci fondatori, seguendo le indicazioni delle centrali di importazione per quanto riguarda le misure.


Fonti:
Altromercato
Copavic
Altreconomia n. 91 febbraio 2008

Autore: Francesco Martini
Data di pubblicazione: 19 marzo 2008
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