Abbigliamento da Brasile, Nepal e Bangladesh
Aarong
Aarong (nella lingua locale significa “fiera di villaggio”) venne istituita nel 1978 in Bangladesh, con lo scopo di organizzare dal punto di vista economico e garantire il pagamento dei vari membri di BRAC: quest'ultima era un'organizzazione nata nel 1976, con lo scopo di alleviare la povertà di alcuni produttori di materie tessili (in gran parte donne) garantendo loro di poter vendere i loro prodotti nei dintorni di Dhaka. Tuttavia, il fatto che i compratori fossero sparsi nel territorio e che non ci fosse un ente che si occupasse esclusivamente di ciò, causava che i pagamenti arrivassero con molto ritardo, per cui venne fondata Aarong, che garantì che gli artigiani fossero retribuiti il prima possibile e potessero così nutrire le proprie famiglie.
Attualmente l'organizzazione si è notevolmente ingrandita, divenendo la più importante ONG in Bangladesh, e ne fanno parte ben 65 000 artigiani, di cui l'85% sono donne: i prodotti (oggetti in seta e in cotone, ma anche in terracotta, juta e bambù) vengono esportati in moltissimi paesi esteri. Al momento, Aarong possiede otto distribuzioni all'interno del proprio paese (cinque a Dhaka, una a Chittagong, una a Sylhet e uno a Khulna), un franchise a Londra, nonché vari accordi commerciali con Europa, America del Nord e Asia. Creando questo vasto mercato, Aarong ha dato lavoro alle famiglie di circa 2000 villaggi del Bangladesh.
Nel 1976 la moglie e socia del fondatore di BRAC, Ayesha Abed, istituì una fondazione (Ayesha Abed Foundation) con lo scopo di dare lavoro e dignità alle donne svantaggiate delle compagne. AAF provvede, infatti, a dare loro assistenza tecnica e finanziaria, e si pone come un organismo che permetta loro di avere una rendita dal proprio lavoro e che le faccia uscire dalla loro condizione di emarginazione.
Jandira
La cooperativa di ceramica e cucito Trabalho e Vida nasce a Jandira, nella periferia di san Paolo, nel 1998 da un progetto della cooperativa sociale “Tarsie” di Reggio Emilia, produttrice di cotto policromo intarsiato, che decide di formare alcuni giovani brasiliani alla tecnica e ai segreti di quest’arte affinché si possano creare le condizioni per sviluppare una realtà capace di produrre, vendere, offrire lavoro e recuperare ragazzi disoccupati, ragazze madri, e giovani con problemi di droga, alcool, e in situazioni di isolamento sociale.
La cooperativa, in collaborazione con un prete missionario reggiano, don Carlo Pacchin, costruisce a Jandira, nella periferia di San Paolo, il laboratorio, dove comincia un percorso di accompagnamento tecnico e di formazione professionale per 5 giovani. Dalla nascita ad oggi, circa 20 ragazzi sono passati dal laboratorio di ceramica, che nato inizialmente come attività sociale della ONG brasiliana “Sociedade Caritas Sao Francisco”, oggi è oramai costituito come cooperativa di lavoro: i produttori sono completamente autosufficienti dal punto di vista produttivo, e lo stanno diventando dal punto di vista commerciale. I prodotti sono commercializzati sia sul mercato brasiliano, sia sul mercato internazionale, attraverso i canali del commercio equo e solidale di Ravinala.
Nell’agosto del 2003, è stato formato un gruppo di sartoria e cucito, con le stesse modalità e caratteristiche del laboratorio di ceramica. In questo caso, i primi contatti e le prime vendite sono state realizzati tramite la onlus “Gruppo Missionario Jandira” di Roma, con lo scopo di produrre abbigliamento da spiaggia, come il classico bikini brasiliano, parei e costumi. All’inizio il laboratorio di sartoria dava lavoro a 12 persone, poi, a seguito di un calo degli ordini e di una chiara proposta di tipo cooperativo, sono rimasti in 6.
I due gruppi di ceramica e cucito, entrambi caratterizzati da una produzione artigianale e non industriale, si sono costituiti in un’unica cooperativa di lavoro, condividendo sia i servizi comuni (come quelli di contabilità, trasporti, alimentazione), che le finalità sociali e democratiche del progetto. L’obiettivo della cooperativa, oltre al raggiungimento dell’autosufficienza e dello sviluppo economico, è la creazione di un fondo sociale proporzionale ai guadagni ottenuti, da utilizzare e reinvestire nello sviluppo di altri progetti sociali di educazione e di creazione di nuove opportunità di lavoro.
Tutti i lavoratori sono soci della cooperativa, e ogni tipo di decisione è presa in forma democratica, privilegiando il consenso di tutto il gruppo circa le questioni più importanti. Questo permette al gruppo di maturare una propria coscienza, e aumenta la sintonia del laboratorio.
Il pagamento di ogni socio-lavoratore è calcolato alla fine del mese in base al guadagno del laboratorio. Si considera la differenza fra le entrate e le uscite, e quando il guadagno è alto, si separa una parte di questo per costituire un fondo sociale. Il resto viene diviso per il numero dei lavoratori, e proporzionalmente alle ore lavorate.
Alla fine dell’anno è il gruppo stesso, assieme ai soggetti che a Jandira operano nel sociale, a decidere come e dove investire i soldi accumulati nel fondo sociale. Oltre ai lavoratori, il gruppo ha scelto 7 soci sostenitori che non lavorano, non guadagnano, ma contribuiscono a creare un maggior legame fra la cooperativa e la vita del quartiere e di Jandira.
Nell’ultimo anno, i lavoratori del laboratorio di ceramica hanno potuto guadagnare uno stipendio medio di circa 500 R$ al mese (circa 150 Euro), equivalente a due salari minimi. I lavoratori del gruppo di cucito hanno invece potuto contare su uno stipendio di circa 400 R$ al mese (120 Euro).
Dalla gestione combinata di ceramica e cucito, oggi, il gruppo è così organizzato: 6 artigiani della ceramica, 6 sarti, 2 responsabili della parte amministrativa, 1 responsabile dei trasporti e delle attrezzature, 7 soci non lavoratori.
Al fine di rendere la cooperativa di lavoro uno stimolo a promuovere formazione professionale, in parallelo si stanno creando due corsi di ceramica e cucito, nei quali si avvicenderanno giovani e disoccupati del territorio. Tali corsi saranno realizzati con finanziamenti privati raccolti dalla ONLUS italiana “Gruppo Missionario Jandira”, e saranno tenuti da professori del SENAI (ente brasiliano per la formazione professionale) e dagli stessi lavoratori della cooperativa.
Mahaguthi
Mahaguthi fu fondata nel 1926 da Tulsi Mehar Shrestha, un’importante figura nella storia sociale nepalese. Da sempre impegnato a favore dei più poveri e deboli del suo Paese, fu esiliato a causa della sua attività a favore delle donne e contro il sistema delle caste. Trascorse diversi anni in India dove fece la conoscenza del Mahatma Ghandi da cui trasse una forte fonte di ispirazione per il suo agire. Al ritorno in Nepal, con la protezione e l’ispirazione di Gandhi, iniziò a impiegare il telaio a mano come mezzo di promozione economica e sociale dei più svantaggiati.
Nel 1979 Mahaguthi aprì un Ashram, centro per il supporto e la formazione di donne. La forma attuale del centro è stata raggiunta nel 1984, quando la produzione si è diversificata passando dal solo tessuto Kadhi (= tessuto in cotone indiano, diventato un simbolo dell'indipendenza e dell'autonomia indiana perché indossato da Gandhi) a una varietà di oggetti d’artigianato.
Mahaguthi produce tessuti di cotone con la tecnica del telaio manuale. I colori e le fantasie ricalcano sia quelli della tradizione estetica nepalese che i gusti dei Paesi verso i quali si rivolge l'esportazione dei loro manufatti, la maggioranza dei quali occidentali. Oltre alla tessitura, l'organizzazione produce anche bottoni in legno e in osso e confeziona capi di vestiario.
Fra le altre produzioni promosse da Mahaguthi spicca la lavorazione della carta lokta (una pianta locale) che rappresenta una delle tradizionali attività delle popolazioni dell'Himalaya. L'uso di una radice di alta quota e l'abilità degli artigiani rendono questo prodotto unico e particolarmente versatile; infatti, partendo dalla carta, gli artigiani realizzano lampadari, quaderni, album fotografici, scatole e ventagli.
La struttura lavorativa comprende 150 gruppi di produttori per un totale di 1200 artigiani, i quali sono distribuiti su tutto il territorio nepalese e lavorano spesso nelle proprie case per poi consegnare gli articoli finiti all’organizzazione; inoltre, esiste un laboratorio dove una trentina di artigiane stipendiate lavorano soprattutto abiti. Uno degli obiettivi principali di Mahaguthi è proprio quello di risollevare, attraverso il commercio, gli strati più deboli della popolazione, in particolar modo le donne oppresse dalla rigidità della tradizione e dal sistema delle caste. Le artigiane infatti, oltre al salario, ricevono una tredicesima ed inoltre è in corso la costituzione di un fondo sociale che potrà essere utilizzato per anticipi, richieste di prestito senza interessi e per sostenere situazioni particolari come la costruzione di una casa o la cura di malattie. Per i bambini inferiori di 5 anni, è stato organizzato un asilo nido vicino al laboratorio in cui possono giocare indisturbati e sotto sorveglianza.
Infine è importante focalizzare l’attenzione ai piccoli produttori delle aree remote nepalesi: questo paese ha infatti un territorio difficile, dove molti villaggi sono praticamente isolati dalle comunicazioni veloci e raggiungibili solo dopo ore di cammino. Proprio in posti come questi vivono alcuni degli artigiani da cui Mahaguthi acquista, offrendo loro uno sbocco sul mercato altrimenti irraggiungibile e garantendo così un giusto reddito.
Autore: Francesco Martini
Data di pubblicazione: 21 maggio 2008
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