cosa c’entra il commercio equo con il teatro comico tradizionale fiorentino?

Che cosa c'entra il teatro in Vernacolo fiorentino con il Commercio Equo e Solidale?

Può sembrare uno strano connubio, ma in realtà a legare queste due attività così lontane c'è una cosa molto importante: la cultura locale. Quando parliamo di commercio equo infatti proiettiamo idealmente la nostra attenzione verso i Paesi del Sud del Mondo, ma vi è un altro "terreno" peculiare di questo movimento, che nasce dallo sforzo comune di costruire una società globalmente più giusta.

Una società che per realizzarsi ha bisogno di partire dalla dimensione locale, dalla riscoperta della propria cultura e tradizione, dalle peculiarità territoriali, negli altri paesi come da noi: per anni queste tipicità hanno rappresentato la vita, il divertimento popolare, la convivialità di intere classi sociali, come appunto il vernacolo a Firenze nei primi anni del secolo scorso.

Durante l'intervallo festa con "pappa al pomodoro" e frittelle.

Il Villaggio dei Popoli propone una serata alla ricerca delle nostre radici locali: dalla globalità del commercio equo in questa occasione ci rivolgiamo con affetto e gratitudine alla località del vernacolo fiorentino e della storica pappa al pomodoro, che tra l'altro, essendo un fantastico modo di riciclare gli avanzi di pane, ci è particolarmente gradita. Il pomodoro, ahimè, non viene dai barattoli della nonna... ma cercate di immaginarvelo così!

L'acqua cheta, il capolavoro di Augusto Novelli, fu messa in scena per la prima volta al teatro Alfieri di Firenze nel febbraio del 1908 e fu replicata per 44 sere consecutive: stasera conoscerete alcuni tra i personaggi comuni nelle strade fiorentine di allora, quali erano il cavalocchio "colui che prezzolato riscuoteva i crediti altrui", il ciarlatano, il chiamatore di vetture, il fiaccheraio, lo spazzaturaio, il bacalaro (chi badava ai cavalli e chiamava i vetturini nelle stazioni di piazza).

"Ogni mattina all'alba la passera solitaria, dopo un cinguettato saluto al nuovo giorno, lascia il campanile del Duomo diretta alla cupola di S. Lorenzo. Da anni il bacalaro di piazza segue quel risveglio e quel volo. Scamiciato, coi piedi nudi e i pantaloni rimboccati fin sopra il ginocchio, tra un moccolo e un altro, egli inzuppa la spugna nel secchio dell'acqua, la strizza, passandola sui parafanghi e le ruote impillaccherate delle vetture, alzando ogni tanto la testa in attesa che la passera si desti"( Ottone Rosai, 1930).

La compagnia che presenta l'acqua cheta è composta da uomini e donne che animano il gruppo missionario della parrocchia Santa Caterina in Firenze, il gruppo che è anche impegnato nella diffusione del Commercio Equo e Solidale vuole testimoniare che è possibile vivere la dimensione del cristianesimo anche stando insieme a fare teatro. Senza affanni, senza antagonismi, ognuno con le proprie capacità uniti nel portare in scena la storia di una Firenze passata che ricerca le proprie tradizioni non per nostalgia ma per crescere attraverso la sua memoria.

Autore: Lisa Peruzzi
Data di pubblicazione: 13 marzo 2007
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