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“Minerali clandestini” arriva a Firenze

Minerali clandestini è il nome di una mostra fotografica itinerante organizzata dalle associazioni Chiama l’Africa, Solidarietà-Muungano onlus e Rete Pace per il Congo, alla fine del 2016, per accendere i riflettori sul torbido mondo dei minerali usati per produrre smartphone, tabet e computer: oro, coltan, stagno, tungsteno e cobalto. 

Un mondo -per dirla con le parole degli organizzatori– fatto di

gruppi armati che controllano le miniere, diritti dei lavoratori negati, impiego di manodopera minorile, commercianti locali corrotti, trafficanti dei paesi vicini che rivendono i minerali ad aziende estere come di provenienza locale e multinazionali asiatiche che assemblano i prodotti finiti non rispettando l’ambiente e i diritti del lavoratori

Dal 27 al 29 ottobre Minerali clandestini sarà a Firenze, presso Le Murate, in piazza Madonna della Neve. Nell’era della comunicazione fatta prima di tutto di immagini, video e sensazioni, Minerali clandestini sceglie di avvalersi dell’uso di fotografie, specchi e installazioni di altro tipo per impressionare il visitatore.

La mostra, poi, rappresenta solo una delle attività che le associazioni organizzatrici stanno portando avanti. Un’altra è ad esempio è la campagna di lobby e advocacy per far sì che le istituzioni europee si dotino di leggi adeguate su questo tema. A tal proposito, si è di recente concluso l’iter burocratico che ha portato l’Unione Europea ad approvare il nuovo regolamento sull’importazione di stagno, tungsteno, tantalio e oro provenienti da zone di conflitto.
Regolamento che, tuttavia, ha lasciato perplesse molte ONG e altre organizzazioni della società civile, che hanno definito “tiepida, tardiva e titubante” la normativa.

Dopo lunghi negoziati tra il Parlamento Europeo, la Commissione e il Consiglio, sono state fatte significative concessioni alle imprese che si opponevano a una due diligence obbligatoria, inclusa una lista bianca di fonderie e raffinerie responsabili, una soglia di minerali al di sotto della quale le imprese sono esentate dal provare la dovuta diligenza, e l’inserimento del principio dell’autoregolamentazione.

Le organizzazioni della società civile hanno fortemente sottolineato questa debolezza del regolamento così approvato: “ La conclusione del negoziato lascia con un sapore amaro,  con la sensazione di un risultato a metà”, spiega Axelle Fischer, Segretario Generale dell’organizzazione non governativa NGO Justice and Peace “nonostante questa sia un’importante iniziativa, oggi abbiamo l’impressione che la legge così come approvata sia inferiore rispetto agli obiettivi ambiziosi del regolamento iniziale”.