Progetto delle Cooperative delle Donne Saharawi — Progetto Maima

Il progetto e i suoi obiettivi

Il progetto intende favorire uno sviluppo qualitativo dell’artigianato locale e attivare canali di commercializzazioni sostenibili. Il progetto si articola in due fasi:

  1. la promozione e la formazione di quattro donne saharawi che operano all’interno della scuola di Dajla. Nei mesi che vanno tra giugno e agosto 2005, queste quattro donne sono ospitate nel Valdarno aretino e a Firenze per un periodo di formazione.
  2. Invio di un esperto del Coordinamento Tessitori dell’area di Firenze presso i campi saharawi con l’obiettivo di proseguire la formazione con altre donne e contribuire alla nascita dei laboratori.

I FINANZIAMENTI E I PARTNERS

I finanziamenti sono stati ottenuti attraverso la legge regionale n. 17 (progetto quadro 2004- intereventi per la promozione dell’attività di cooperazione e partenariato internazionale). I partners sono:

Il viaggio di conoscenza (*)

Dal 10 al 17 gennaio 2004 abbiamo vissuto un’esperienza unica, un momento di crescita personale e di vero arricchimento umano grazie al contatto con persone che pur vivendo in una condizione di miseria e ingiustizia ci hanno dimostrato coraggio e dignità. Il nostro viaggio di conoscenza presso i campi profughi Saharawi ci ha permesso di approfondire in particolar modo le prospettive di vita dei bambini e delle donne, attraverso le visite alle scuole e alle cooperative (per ora sono società di fatto, non ancora entità giuridiche) artigianali.

Nei campi, il ruolo della donna è fondamentale, il suo peso sociale inequivocabile. La lettera di presentazione che l’UNION NACIONAL de MUJERES SAHARAUIS ha indirizzato al Villaggio dei Popoli, al comitato Selma e al comune di Bucine ne spiega chiaramente i motivi.

Appena si incontrano queste donne un grido di libertà e di indipendenza giunge chiaro e forte. Da 30 anni la vita dei profughi dipende da scelte compiute da soggetti totalmente estranei. La sopravvivenza alimentare, quindi quella delle famiglie è legata agli aiuti internazionali, che adesso iniziano a ridursi in previsione di un imminente - ma per i diretti interessati anche molto poco probabile - rientro nella propria terra. Nella situazione attuale di rifugiati e in previsione di un rientro nel Sahara Occidentale, poter contare su un reddito indipendente dalla condizione di profughi significa avere un grosso stimolo per ritrovare la fiducia nel futuro e per affrontare la quotidianità con un pizzico di serenità.

Il seme del commercio equo e solidale

Già dal 2002, grazie ai contatti presi dal comitato Selma di Greve in Chianti e ai tappeti che lo stesso aveva portato in Italia, si era prospettata l’ipotesi di cominciare un progetto d’importazione diretta. La qualità dei manufatti, però, era sembrata bassa e per tipologia di prodotto poco vendibili. I tappeti, lavorati in una scuola di formazione, sembravano essere l’unica espressione artigianale tradizionale; è facile immaginare, dunque, la nostra sorpresa quando siamo state presentate a Tfarrah, la responsabile delle cooperative dell’area di Dajla, che ci ha presentato una situazione già strutturata, una rete di cooperative (una in ogni dajra, cioè una in ogni comune) aperte a tutte le donne che desiderano farne parte. Le donne, soprattutto le anziane che sono quelle più a rischio di isolamento e depressione, lavorano in casa oppure si ritrovano in locali destinati ad uso laboratorio. Le abilità variano dall’uncinetto, alla tessitura, dalla bigiotteria alla cesteria, dagli oggetti in cuoio ai cerotti sagomati per la decorazione cerimoniale fatta con l’henné. Le donne hanno dimostrato un forte interesse per le pratiche di recupero e di riciclaggio dei materiali.

imparare a sviluppare

La forza di volontà e lo spirito di iniziativa di questa comunità devono però essere bene indirizzate e a tal fine ci richiedono l’intervento di un tecnico o di un formatore per migliorare la qualità dei prodotti e crearne di nuovi. Per individuare meglio la figura adatta a questo ruolo e per cominciare a proporre al Villaggio dei Popoli e alle altre botteghe l’artigianato saharawi, abbiamo comprato un assortimento di oggetti (con soldi nostri e con un contributo di 50,00 euro dal comitato Selma che potrebbe però essere rimesso in vendita) che serve da campionario e che vorremmo sottoporre alle botteghe di commercio equo, oltre al Villaggio dei Popoli, possibilmente in tempi brevi. Infatti, per i contatti e il trasporto delle merci, almeno per i primi ordini, è necessario sfruttare le delegazioni italiane che, come abbiamo fatto noi, si recano in viaggio di conoscenza. I voli charters partono da tutta Italia fino a Maggio, poi, a causa del clima del deserto davvero proibitivo per noi europei, i viaggi si interrompono fino a ottobre. I diplomatici del fronte Polisario (che ha una sede anche a Roma) si sono comunque resi disponibili per portare le nostre comunicazioni. Bisogna infatti tener conto che le linee telefoniche non sono affidabilissime. La posta elettronica è in uso dal gennaio 2005.

l’intervento del villaggio dei popoli

Come primo intervento il gruppo progetti ha pensato di organizzare l’intervento in denaro da parte del Villaggio dei Popoli impegnando fondi raccolti durante iniziative di solidarietà per “ordini di prova” e per predisporre il prefinanziamento totale o parziale dell’artigianato da importare, a seconda delle esigenze emerse durante la formazione delle cooperative. Inoltre è stato individuato in bottega uno spazio visibile dedicato alla promozione dei manufatti e prima ancora alla causa di libertà saharawi.

La questione delle materie prime

Per quanto concerne la confezione dei prodotti, dobbiamo ancora capire se sia meglio inviare materie prime dall’Italia o denaro per acquistare direttamente in Algeria. Senz’altro la seconda soluzione è economicamente più vantaggiosa e permette alle donne di acquisire un’autonomia completa riguardo la pianificazione del proprio lavoro, tuttavia abbiamo già validi contatti nell’area pratese per avere filati in dono o a prezzi contenuti. Oltre a tecnici tessitori in grado di fornire il know-how di cui le donne hanno espresso insistentemente la necessità.

accanto al comes, la solidarietà

Il comune di Bucine e altri comuni valdarnesi, oltre al comitato Selma di Greve e allo stesso Villaggio dei Popoli, hanno offerto un sostegno economico per avviare un’importazione che si è risolta inizialmente al di fuori del circuito del commercio equo, attraverso la vendita durante le iniziative di solidarietà, come cene e banchini. Gli incassi sono stati versati per il futuro progetto di cooperazione internazionale MAIMA

La crescita

L’importazione dell’artigianato saharawi ha potenzialità enormi e una ricaduta sullo sviluppo della popolazione innegabile. Pur avendo preso contatti con le cooperative di Dajla, infatti, esistono altre realtà simili a El Aaioun e alla scuola “27 Febbraio” (altra wilaya che prende il nome dall’anniversario della fondazione della RASD, repubblica araba saharawi democratico, nel 1976). Restiamo costantemente in contatto con i diplomatici che vivono in Italia e con le referenti ai campi per monitorare il numero di donne coinvolte nel lavoro e per capire se esistono prodotti o se esiste una percentuale degli oggetti da noi visionati che non vengono completati nei campi ma sono acquistati altrove e quindi rivenduti. Allo stesso modo siamo entrati in contatto con altre ONG che promuovono progetti di sviluppo dell’artigianato.

La formazione delle donne, progetto di cooperazione internazionale

Per quanto riguarda la formazione professionale, la consulenza del prodotto e l’avviamento giuridico delle cooperative è stato necessario affidarsi a un progetto di cooperazione internazionale: dal sogno di promuovere le cooperative delle donne si è giunti finalmente al “Progetto Maima”. A ottobre 2004 siamo entrati in partenariato con Comune di Bucine (capofila), comuni del Valdarno, provincia di Arezzo, Associazione Valdarnese solidarietà al popolo saharawi, Comitato Selma di Greve in Chianti, Anpas Toscana alle quali si sono associate altre realtà no profit ed enti locali.

Da giugno ad agosto 2005, per la prima fase del progetto, abbiamo ospitato 4 donne, venute in Italia per approfondire gli aspetti amministrativi delle cooperative e le tecniche di tessitura. Non è mancata un’occasione formativa dedicata al commercio equo e agli strumenti della finanza etica, oltre a momenti di studio dei prodotti, di verifica sulla commerciabilità e sugli aspetti promozionali, sia in bottega, sia in magazzino. Con le nostre ospiti abbiamo avuto modo di scambiarci visioni e aspettative, di discorrere diffusamente sull’importanza delle nostre iniziative di scambio e sulla necessità di una nostra presenza mirata, costante e continuativa attraverso contatti via posta elettronica e tramite i viaggi di conoscenza. Durante questi mesi abbiamo lavorato in modo proficuo e intendiamo continuare. I nostri interessi, infatti, e la nostra preparazione ci permettono di muoverci agilmente nell’area dello sviluppo del prodotto, dei test di vendibilità (avviati sulla clientela della bottega durante alcune iniziative mirate a partire dal settembre 2004, quali cene di solidarietà, pomeriggi in bottega, aperitivi equi, tutte occasioni fondamentali per raccogliere un feedback e promuovere il progetto). Ci occupiamo anche di comunicazione e di promozione all’interno delle organizzazioni del commercio equo (secondo il modello della carta dei criteri italiana).

La seconda fase del progetto (ottobre 2005-gennaio 2006) vedrà impegnati gli operatori del Coordinamento Tessitori di Firenze che hanno già avuto esperienze di formazione di donne in Ghana e che sono più che preparati per fare formazione in situ, lavorando con vari tipi di telaio. Per quanto riguarda la bigiotteria, oggetto dei nostri ordini di prova, contiamo di poter inviare dei disegni per sviluppare braccialetti, collane e piccolo artigianato già di per sé molto caratteristico e personalizzato, nonché simbolo della lotta saharawi per tutti coloro che hanno visitato i campi algerini.

Se il sogno di libertà del popolo saharawi può sembrare lontano dalla realizzazione, la dignità e l’autosostenibilità appaiono vicine - e sono perfino due sostantivi femminili!

Leggi anche il racconto di viaggio e l’intervista a Maima di Paola Maccioni.

Un caro saluto.


* A cura del Gruppo Progetti Villaggio dei Popoli