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Debunking myths: il libero mercato non riduce la povertà

In principio fu la Brexit, seguita a ruota dall’elezione di Trump e da altri segnali inquietanti a giro per il mondo. Da qualche anno il mondo occidentale pare essersi stufato della globalizzazione e del liberismo più dogmatico, ripiegando purtroppo su rigurgiti nazionalisti e nostalgici dei tempi più cupi dell’umanità.

In reazione a tutto ciò una parte del mondo dell’informazione, della politica, della finanza e dei c.d. “ceti produttivi” cerca di ribadire il concetto che “non-c’è-alternativa” allo status quo, e che la globalizzazione, il mercato libero e svincolato da ogni laccio e lacciuolo sia l’unica soluzione per portare benessere e prosperità in ogni angolo del globo. E, nel farlo, citano molti numeri e dati statistici.

Esempio lampante di ciò è questo articolo a firma del direttore de Linkiesta, Francesco Cancellato, che a sua volta si basa su questo report, di cui Cancellato riporta il primo paragrafo, quello in cui si spiega che 

dal 1990 al 2011 il numero degli estremamente indigenti, vale a dire coloro che sopravvivono con meno di 1,25 dollari al giorno, è passato da un miliardo e 250 milioni a 250 milioni: i poverissimi sono scesi dal 43% al 15% della popolazione mondiale.

Torna in mente l’aforisma di Aaron Levenstein: “Le statistiche sono come i bikini: ciò che rivelano è suggestivo, ma ciò che nascondono è fondamentale”.
E infatti, poche righe sotto, si può leggere qualche “dettaglio” che meriterebbe altrettanta attenzione.

Utilizzare come indicatore bascosllari negli Usa.

Detto in termini più semplici: la povertà è correlata al costo della vita. Con la stessa cifra puoi comprare un panino in Danimarca, o un pasto completo in Angola.
Ad esempio, in Italia la soglia di povertà assoluta è ben più alta di 1,25$ giornalieri. Chi volesse può verificarlo di persona sull’apposita pagina dell’Istat. Nell’esempio, per una famiglia di 4 persone (di cui due adulti (fascia d’età 18→59) e 2 figli adolescenti) residente in un’area metropolitana del Nord la soglia di povertà assoluta era 1723,27€ nel 2015. Dividendo la cifra per 4 e poi per 30, si ottiene poco più di 14€ al giorno a persona: questa (non 1,25$) era la soglia di povertà assoluta in quell’anno, per quel tipo di famiglia, residente in quel tipo di zona. Ovvio che, se nel computo della Word Bank, si guarda solo alla cifra assoluta di 1,25$, i poveri italiani risultano piccoli nababbi.

Istat-soglia-povertà

 

Lo stesso Istituto nazionale di statistica ha rilevato che in Italia, nel decennio 2006-2016, il numero di poveri è quasi triplicato.

E a ben guardare, c’è anche il rapporto 2014 di Oxfam a mettere il carico da 90: 

Il documento evidenzia infatti come l’aumento della disparità di reddito in molti Paesi del mondo escluda gran parte della popolazione dai benefici della crescita economica e la disuguaglianza sia in aumento: mentre tra il 2013 e il 2014, le 85 persone più ricche al mondo hanno collettivamente aumentato la loro ricchezza del 14%, il 70% delle persone vivono in Paesi in cui il divario tra ricchi e poveri è oggi maggiore di quanto non fosse 30 anni fa.