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Land Grabbing, ovvero il feudalesimo 2.0

Questo articolo è la traduzione di The Future of Farmland: the new Land Grab, a cura del Sustainable Economies Law Center

Neil Thapar

Se non segui le tendenze degli investimenti finanziari, potresti ignorare che una delle più “calde” opportunità d’investimento negli ultimi anni è la terra, e nello specifico i terreni agricoli. Molti investitori, stanchi di investire nel mercato azionario nell’era della grande Post-Recessione, sono alla ricerca di opportunità alternative e stabili di investimento. Il valore dei terreni agricoli storicamente è aumentato ad un tasso costante, negli ultimi anni. In più, gli investitori possono trarre profitto da qualunque attività agricola venga svolta nel terreno. L’ondata di investimenti degli ultimi anni mostra che l’agricoltura stessa viene sempre più spesso considerata come un asset finanziario speculativo, piuttosto che come risorsa naturale di produzione.
In un decennio in cui sia il valore dei terreni agricoli sia l’età dei contadini hanno toccato i massimi storici, l’aumento di terreni di proprietà di agenti di Wall Street mette a rischio un’equa transizione, promuovendo il principio di massimizzazione del profitto, finanziarizzazione della terra e proprietà assente.

Il Land Grabbing -la controversa pratica di acquisizione di larghe fette di terra da parte di Governi o multinazionali straniere- non sono una novità negli Stati Uniti. Iniziando con il colonialismo storico e la Legge Dawes, proseguendo poi nell’era dei diritti civili, fino ad arrivare alle odierne multinazionali e governi, gli Stati Uniti hanno una lunga storia di land-grabbing, soprattutto a danno delel comunità di nativi americani o persone di colore.
La novità, invece, riguarda il coinvolgimento di investitori individuali in queste operazioni di land-grabbing, attraverso la loro partecipazione ai REITs (Real Estate Investment Trust).
Se in precedenza erano focalizzati sul tract housing (un tipo di sviluppo urbano in cui vengono realizzate molte case simili o identiche su un tratto di terra suddiviso in lotti individuali, n.d.t.), appartamenti complessi e centri commerciali, di recente i REIT vengono sempre più spesso creati per facilitare il trasferimento di grandi quantità di ricchezza direttamente in proprietà centralizzate di terreni agricoli, con un unico scopo: fare soldi. Probabilmente non avete mai sentito parlare di REIT prima d’ora, ma chiunque sia interessato nel creare un sistema alimentare giusto e solidale dovrebbe prendere familiarità con questi complicati strumenti di investimento.
Ecco alcuni motivi.

I REIT sui terreni agricoli antepongono il profitto ai principi. Come in ogni strumento di investimento, lo scopo primario di un REIT è quello di generare profitto per gli investitori. Ciò significa che ogni altra considerazione, incluse le necessità dei contadini e allevatori, o la salute del suolo, le comunità circostanti e gli spartiacque sono secondari rispetto alla profittabilità dell’asset, ammesso che vengano considerati. I manager dei REIT agricoli si considerano partecipanti nell’economia globale del cibo, il che significa che potrebbero tranquillamente decidere di gestire coltivazioni e impiego basandosi su logiche di mercato globale, invece di rispondere alle esigenze locali. 

I REIT trattano la terra come un asset di un portfolio, invece che come una risorsa naturale nell’ecosistema. Come esseri terrestri, abbiamo una connessione intrinseca alla terra che può, attraverso la proprietà o la gestione, favorire la crescita e l’espressione di noi stessi ai più alti livelli. Quando questa connessione viene portata via -come è successo con i Nativi americani durante il colonialismo, o ai neri attraverso la schiavitù e le leggi di Jim Crow, così come a molte comunità contadine in America Centrale, nel Sud-est asiatico e in Africa attraverso i trattati commerciali- le conseguenze sociali, economiche ed ecologiche sono devastanti. I REIT sono il risultato di un sistema legale ed economico che non solo permette, ma anzi incentiva la mercificazione della terra come un asset finanziario. Un manager di un REIT l’ha detta in questi termini:

l’idea della American Farmland Company si basava su nient’altro che la considerazione che il valore dei terreni agricoli, negli Stati Uniti, generalmente cresce sul lungo periodo

I REIT ricreano relazioni feudali tra i proprietari terrieri e i braccianti agricoli. I REIT acquisiscono la terra -spesso da contadini attivi- e poi la “restituiscono” ai contadini come affittuari su brevi periodi (2-3 anni per le colture a fila e 5-8 per i frutteti). Se foste contadini, investireste in macchinari, manutenzione del suolo o qualità e conservazione dell’acqua, sapendo che potreste essere sfrattati in pochi anni? Il risultato è che i contadini non hanno incentivi ad investire in pratiche di agricoltura sostenibile come la rotazione delle colture, l’impianto di cover-crop (colture che non si raccolgono e che non si vendono, ma che migliorano la fertilità del suolo a favore di quelle che seguono e che sono da reddito, n.d.t.) o di native hedgerows, o altre pratiche di coltura sul lungo periodo che migliorano la qualità del suolo, la capacità di ritensione dell’acqua e l’habitat degli insetti pronubi. Il risultato, per la comunità, è la perdita della produzione locale e genuina, lo sfruttamento delle risorse umane e agricole locali, e l’estrazione di ricchezza da parte di proprietari terrieri assenti, lontani.

I REIT soon perfettamente consapevoli di tutto ciò, e infatti stanno scommettendo su questa strategia, che ritengono foriera di profitti. I CEO di questi REIT lo sanno, e anzi se ne vantano apertamente. Paul Pittman, CEO della Farmland Partners Inc, ha dichiarato: 

C’è un motivo se sono un landlord e non un contadino

Un motivo potrebbe essere che la maggior parte dei REIT richiedono ai contadini di pagare l’affitto di un anno intero, in contanti, prima della semina di primavera. Così, nello stesso momento in cui i contadini hanno bisogno di denaro per comprare i semi e assumere i braccianti, e prima d’aver seminato un solo raccolto -e tantomeno venduto alcunché- devono pagare l’intero anno.
O, per dirla con le parole di David Gladstone, CEO della Gladstone Land Corporation, un REIT con quasi 34.000 acri nel suo portfolio:

Sì, beh, i contadini sono quelli che rischiano di più, ovviamente

Questo sfruttamento di lerra e lavoro basato sugli “investitori” mostra perché i REIT sono così pericolosi per il futuro del nostro sistema alimentare, per le economie rurali e per le terre comuni. I REIT stanno sostanzialmente scommettendo su una formula di crescente domanda globale di cibo e sulla riduzione dei terreni agricoli disponibili per generare profitti, per motivi di ricchezza degli investitori privati. Mentre la maggior parte degli investitori dei REIT sono individui ricchi, in alcuni casi si tratta di strumenti pubblicizzati, il che vuol dire che anche gli investimenti e le pensioni della “gente normale” può finire in un REIT come parte di un portfolio. Molti di noi non lo saprebbero, in questo caso, a meno che non siamo molto scrupolosi nell’analizzare ogni investimento che abbiamo fatto -cosa molto importante, ma non molto facile.

I farmland REIT, pubblici e privati,continuano a crescere. Secondo Pittman, “questo può creare un business da svariati miliardi di dollari, ed è questo il nostro scopo”.

Beh, il nostro è diverso. Settimana prossima pubblicheremo la seconda parte di questo articolo. Ci concentreremo sui principi emergenti e gli strumenti legali per l’acquisizione di terra da parte di comunità, e i modelli di gestione nel paese. Community land trust, REIT cooperativi e proprietà collettiva: questi sono i meccanismi che ci consentiranno di riprenderci la terra (originale: grab the land back)