News

La legge italiana sul Commercio Equo e Solidale: tutto da rifare!

Il seguente articolo è tratto dal Rapporto annuale 2018 di EquoGarantito. 

di Gaga Pignatelli

Un’occasione persa, per il movimento italiano del Commercio Equo e Solidale e per il nostro Paese!
E’ questa, probabilmente, la sintesi che più risponde a quanto accaduto nel 2017 rispetto al mancato obiettivo di approvazione della Legge Nazionale sul Commercio Equo e Solidale.
L’accelerata del 2016 che aveva portato la Camera dei Deputati a votare favorevolmente a larghissima maggioranza il testo di legge non è purtroppo servita. L’iter di approvazione, infatti, si è letteralmente impantanato al Senato, senza un reale motivo di dissenso.
Malgrado gli sforzi profusi da alcuni parlamentari che fino all’ultimo hanno sostenuto la positiva conclusione di questo lungo
percorso, il Parlamento Italiano non ha probabilmente considerato prioritaria la discussione di questo disegno di legge. La chiusura anticipata della Legislatura ha vanificato, ancora una volta, il lungo lavoro di costruzione di un normativa che riuscisse a “contenere” la complessità del Commercio Equo e Solidale ma, al contempo, dare una cornice chiara ed istituzionalmente riconosciuta del movimento del Fair Trade nel nostro Paese.
Si deve quindi riprendere il filo, il percorso di legge nazionale andrà avanti, con l’auspicio che prima o poi l’Italia possa dotarsi di una legge sul Commercio Equo e Solidale, prima in Europa.
Certo, è un po’ scoraggiante pensare di dover ricominciare di nuovo, considerando che la prima proposta normativa è stata depositata alla Camera, con primo firmatario l’on. Ermete Realacci, il 16 ottobre 2006, oltre 10 anni fa (pdl n.1828 – XV Legislatura).
Soprattutto considerando il fatto che l’iter non è mai stato problematico in termini di contenuti o pareri discordanti fra le parti politiche ma, purtroppo, certamente molto discontinuo in termini di urgenza ed evidentemente di necessità per il Parlamento.
Le organizzazioni italiane del Commercio Equo e Solidale non si sono fermate di fronte all’ennesimo stop.
Le pratiche e i valori che da decenni promuoviamo e cerchiamo di praticare prescindono da normative di settore e siamo convinti dell’importanza di un riconoscimento formale che darebbe sostegno e visibilità ad una pratica concreta di economia alternativa, basata su principi di solidarietà e rispetto e contribuirebbe a garantire maggiormente i consumatori nelle loro scelte di acquisto.
In vista di queste recenti elezioni, il movimento del Commercio Equo e Solidale ha espressamente chiesto l’impegno formale dei candidati rispetto alla legge sul Commercio Equo.
“Lascio il segno sull’Equo” è stato l’Appello inviato a tutti/e i candidati/e chiedendo loro, una volta eletti, di impegnarsi per una veloce revisione e per un aggiornamento del testo di legge già approvato alla Camera dei Deputati di concerto con le organizzazioni rappresentative del settore. Puntuale la richiesta dei passi da compiere: avviare subito la raccolta firme tra i nuovi parlamentari e depositare una nuova proposta di legge sul Commercio Equo e Solidale; procedere entro l’estate 2018 all’assegnazione della proposta di legge alla Commissione deputata per discuterla e calendarizzare la discussione in aula entro la fine del 2018 per vedere l’approvazione entro la prossima primavera 2019.
Questo è il percorso da noi auspicato e ci muoveremo perché questo possa essere rispettato, tenendo conto dell’evoluzione e organizzazione dei lavori parlamentari post elezioni.
L’invito adesso è tutto rivolto al nuovo Parlamento sperando che questa volta le istituzioni riescano a trovare il tempo di dar voce, attraverso l’approvazione della Legge Nazionale sul Commercio Equo e Solidale, all’impegno di migliaia di operatori, volontari e sostenitori del Commercio Equo e Solidale nel nostro Paese e a milioni di consumatori responsabili che hanno già scelto di fare la propria parte per cambiare le regole dell’economia.
L’approvazione di una Legge come questa andrebbe nella direzione di supportare quanto già richiesto da diverse organizzazioni, rispetto alle azioni da mettere in campo per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Uno sviluppo sostenibile che parte dal riconoscimento di un’economia più giusta per chi produce e che rispetta l’ambiente e garantisce uno sviluppo equo delle società.