Cos’è Safari Njema

Safari Njema è un’associazione empolese che pone le proprie radici nelle esperienze personali di alcuni ragazzi e ragazze, che hanno condiviso, per più o meno tempo, l’esperienza scout. Nasce ad aprile 2010 da un gruppo di ragazzi di Empoli, come proseguimento naturale di un’esperienza di volontariato internazionale presso la missione salesiana nel villaggio di Chiùre (Mozambico).

L’associazione è impegnata sia in ambito internazionale sia in ambito locale, attraverso il sostegno del progetto Isabelinha, progetti di formazione e sostegno al volontariato e sensibilizzazione sui temi dell’interculturalità.

Da ottobre 2010 Safari Njema fa parte del VIDES Internazionale, associazione presente in più di 40 paesi del mondo.

La guida al consumo critico

Di recente, per Altromercato, nell’ambito di un progetto che ci vede coinvolti e che è stato realizzato con il contributo di Regione Toscana, Safari Njema ha realizzato una Guida al consumo critico i cui contenuti si possono leggere anche sulla loro pagina Facebook.
Ecco qualche estratto:

Perché i prodotti ecosostenibili costano di più?

Nonostante oggi la sostenibilità sia un tema caro a molti consumatori, il prezzo è la principale determinante al momento dell’acquisto.
Dai dati emersi da un sondaggio condotto da Findomestic in collaborazione con Doxa, la maggior parte dei consumatori acquista prodotti sostenibili purché non costino oltre il 10% in più degli altri ed emerge che un cittadino su quattro non possa permettersi spese aggiuntive per tali prodotti.
Secondo le leggi del mercato una domanda bassa favorisce un innalzamento dei costi, ma ci sono altri fattori che contribuiscono. La Fast Fashion è un esempio lampante di questo meccanismo.

I prezzi stracciati di prodotti non sostenibili sono realmente dannosi. Al di là dell’alimentare un consumo eccessivo e patologico e a contribuire ad un inquinamento crescente (oltre all’utilizzo di fibre tessili sintetiche difficili da smaltire, spesso rimangono invendute tonnellate di prodotti: l’emittente danese TV2 riporta che H&M tra il 2013 e il 2017 ha bruciato 60 tonnellate di vestiti nuovi per non rinunciare a stock di produzioni enormi), l’aspetto maggiormente critico consiste nello sfruttamento di manodopera a livello mondiale.

«Quando tutto è concentrato nel creare profitto, i diritti umani, dei lavoratori e il rispetto dell’ambiente vengono dimenticati».

Il mercato equo e solidale mira ad una sovversione di questo ordine finora costituito, che noi tutti alimentiamo ogni giorno.
I prodotti ecosostenibili si basano su un lavoro etico, che garantisce diritti ai lavoratori, prevede una distribuzione dei profitti maggiormente equa e presta finalmente attenzione ad una produzione controllata sia da un punto di vista ambientale sia da quello della filiera produttiva.
Queste condizioni implicano una serie di costi maggiorati che l’azienda deve sostenere, e che quindi portano ad un aumento di prezzi dei prodotti destinati ai consumatori.

In quanto consumatori seriali cerchiamo la migliore offerta, l’occasione imperdibile. Raramente ci chiediamo come e dove sia prodotto quel capo e quell’alimento, il nostr obiettivo è un affare, che spesso porta uno svantaggio ad altri. Realmente, ciò che non pago io lo pagherà un altro al posto mio.
Consapevoli di questo, è necessario saper discernere ciò che è sostenibile da ciò che non lo è.
Spesso i grandi marchi si nascondono dietro etichette “bio” e “green” senza realmente sostenere politiche verdi o tutele. E’ nostro compito rivendicare prodotti che siano certificati, di cui sia tracciata la catena di produzione, dall’azienda agroalimentare a quella di moda, così da poter effettuare scelte più responsabili.

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