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I Futures spiegati con “Una poltrona per due”

In questi giorni si fa un gran parlare -anche sui telegiornali nazionali- di Bitcoin, soprattutto in relazione al debutto nelle Borse dei Futures ad essi dedicati.
Ma cosa sono di preciso questi “futures”, e perché ce ne occupiamo in questa sede?
La risposta alla seconda domanda è semplice: perché i futures sono una delle tante forme di speculazione finanziaria che determina gli squilibri nel commercio mondiale, e a cui il Commercio Equo e Solidale ha tentato di dare una risposta alternativa.

I FUTURES: COSA SONO

Il sito Investopedia -una sorta di enciclopedia degli investitori- li definisce 

contratti finanziari che obbligano l’acquirente a comprare (o il venditore a vendere) un determinato asset (ad esempio una commodity come il caffè o uno strumento finanziario) ad un determinato prezzo in una determinata data

In pratica, sottoscrivendo un Future, Tizio si impegna ad acquistare -ad esempio- tot. tonnellate di caffè al prezzo di tot. $/ton il giorno 3 gennaio 2018 

I FUTURES: COME TE LI RACCONTANO

Nella narrazione degli operatori di Borsa, i futures sono una sorta di strumento benefico per stabilizzare il mercato e tutelare -in un colpo solo!- produttori e consumatori. Investopedia lo spiega con questo suggestivo video. Siccome -dice la voce narrante- nel mondo il costo di certe commodities può variare a seconda di diverse variabili (da ultime il cambiamento climatico), c’è il rischio che in un anno il prezzo -ad esempio- del latte precipiti: il gelataio che lo acquista aumenterà i propri profitti, ma l’agricoltore si troverà nei guai. Viceversa, può accadere che un’epidemia di vacche faccia diminuire la quantità di latte in circolazione, perciò (per la solita legge della domanda e dell’offerta) il prezzo salga alle stelle. In quel caso sarà il gelataio a vedere crollare i propri introiti.
E’ qui che entra in gioco l’investitore buono, che con i Futures -secondo loro- stabilizza il prezzo dei beni. L’investitore farà accordi separati sia con l’allevatore sia col gelataio. Quello col gelataio prevede che se il prezzo del latte scende sotto i 2$/l, l’investitore pagherà la differenza; se invece il prezzo sale, l’investitore realizza il profitto relativo. Il contratto con l’allevatore funziona all’opposto: se il prezzo sale sopra i 2$ l’investitore paga la differenza; se invece scende sotto i 2$/l, l’allevatore paga comunque 2$, e l’investitore realizza il profitto.

Raccontato così sembra tutto bellissimo: il prezzo dei beni si stabilizza, nessuno ci rimette e il mondo è un posto meraviglioso. Purtroppo, però, la realtà è un po’diversa.

CIÒ CHE IL VIDEO NON DICE

Come spiega la pagina di Wikipedia

Nella stragrande maggioranza dei casi le operazioni sui futures delle commodity sono speculative, e si chiudono prima della scadenza con l’acquisto/vendita di un contratto di segno opposto e spesso sono effettuate a cortissimo termine. A volte l’intera operazione (vendita/acquisto o viceversa) si completa in pochi minuti.

Difficile a comprendere, vero? Per fortuna siamo quasi a Natale, e a Natale le emittenti televisive italiane si sentono quasi moralmente obbligate a trasmettere ogni maledetto anno “Una poltrona per due”, che in questo caso ci viene in soccorso esplicativo (non a caso il titolo originale era Trading places, luoghi d’affari).
Il tema è già stato ampiamente spiegato, ad esempio qui e qui.

Ma c’è chi -come la FeF Academy– si è spinto oltre, facendoci anche un bel video didattico, con tanto di lavagna.

L’ALTERNATIVA DEL COMMERCIO EQUO: PREZZO MINIMO GARANTITO

Lungi quindi dall’essere strumenti per calmierare i prezzi e rendere tutti più ricchi & felici, i futures sono in realtà strumenti speculativi, che solitamente arricchiscono chi è già ricco e mettono nei guai chi è già povero.
Il circuito del Commercio Equo e Solidale ha invece effettivamente affrontato il problema della volatilità dei prezzi, principalmente perché molte c.d. commodities sono proprio quei prodotti coloniali (caffè, zucchero, cacao) su cui il Fair Trade è nato. Il meccanismo si chiama Prezzo Minimo Garantito, e -come suggerisce il nome- è una prassi che serve a svincolare i produttori  dai giochini speculativi dei vari Duke esistenti nel mondo reale. Indipendentemente dall’andamento dei prezzi nelle Borse, cioè, nel Commercio Equo ai produttori viene garantito che il prezzo per i loro prodotti non scende mai sotto una certa cifra. Se in Borsa il prezzo sale, il prezzo si adegua, ma se scende al di sotto della cifra minima, gli acquirenti del COMES comunque continuano a pagare quel minimo.