Cos’è il commercio equo e solidale

Il commercio equo e solidale: definizione

Il commercio equo e solidale (abbreviato in COMES, in inglese Fair Trade) è una forma di commercio internazionale alternativo a quello mainstream (anzi: nato appositamente per porre fine alle storture di quest’ultimo) ed ispirato a princìpi di giustizia sociale e sostenibilità ambientale.

Cosa non va nel commercio tradizionale

Nel commercio tradizionale i produttori che vivono nei Paesi del Sud del mondo si trovano in condizioni di svantaggio rispetto ai Paesi importatori. Ciò accade per varie ragioni, tra cui:

  • I prezzi dei prodotti (soprattutto delle commodities come il caffè, lo zucchero o il cacao) vengono stabiliti nelle grandi Borse, e sono spesso il frutto di speculazioni finanziarie che possono anche mettere in ginocchio i produttori (per una spiegazione dettagliata di come funziona la speculazione si veda qui). In linea generale, nella stragrande maggioranza dei casi il prezzo riconosciuto ai produttori è assai al di sotto di standard accettabili. Se le grandi multinazionali pagassero ai produttori un prezzo equo, i loro prodotti costerebbero senz’altro di più (o il margine di profitto di dirigenti e azionisti sarebbe assai inferiore).
  • I pagamenti avvengono con mesi -talvolta anni- di ritardo. Gli acquirenti pagano cioè la merce molti mesi dopo la consegna, e spesso anni dopo che sono stati sostenuti i costi necessari alla produzione (infrastrutture, semenze, nuovi impianti arborei, materie prime). Così i produttori, che spesso non dispongono di capitali iniziali, sono costretti a chiedere prestiti a strozzini e usurai locali (in America Latina vengono chiamati coyotes)
  • Si fa ricorso al lavoro sottopagato e/o minorile. Nel corso degli ultimi decenni molte multinazionali hanno chiuso le proprie fabbriche in occidente per riaprirle nei Paesi del Sud del Mondo, dove non esistono (o sono risibili) norme a tutela dei diritti e dei salari dei lavoratori. Sulle condizioni di lavoro in queste fabbriche sono stati scritti libri, girati documentari e inchieste. Non di rado si fa ricorso al lavoro minorile, costringendo bambini e ragazzi a lavorare anziché andare a scuola, mantenendo così i Paesi in condizioni di diffuso analfabetismo e precludendo loro possibilità di sviluppo.
  • Insostenibilità ambientale. La necessità di stare al passo con la produzione di massa spinge porta spesso all’adozione di tecniche produttive insostenibili dal punto di vista ambientale. Ciò è particolarmente vero per l’agricoltura: si pensi alle coltivazioni intensive delle palme da olio; al Water/Land Grabbing; all’uso di pesticidi industriali anche potenzialmente cancerogeni per le coltivazioni intensive, etc.

Come opera il Commercio equo e solidale

Il circuito del commercio equo e solidale pone una serie di vincoli di ordine etico sia per i produttori che per gli acquirenti.

I principali vincoli per i produttori sono:

  • divieto del lavoro minorile
  • impiego di materie prime rinnovabili
  • spese per la formazione/scuola
  • cooperazione tra produttori
  • creazione, laddove possibile, di un mercato interno dei beni prodotti
  • salari equi, secondo le leggi del luogo di produzione, per coloro che lavorano come dipendenti nei luoghi di produzione agricola

I principali vincoli per gli importatori sono:

  • Prezzo minimo garantito. Indipendentemente dall’andamento dei prezzi nelle Borse, nel COMES ai produttori viene garantito che il prezzo per i loro prodotti non scende mai sotto una certa cifra. Se in Borsa il prezzo sale, il prezzo si adegua, ma se scende al di sotto della cifra minima, gli acquirenti del COMES comunque continuano a pagare quel minimo.
  • Quantitativi minimi garantiti e contratti di lunga durata (pluriennali). Si cerca cioè di acquistare quantità di materie prime che garantiscano una certa continuità di lavoro nel corso degli anni, per dare stabilità ai produttori.
  • Consulenza rispetto ai prodotti e le tecniche di produzione
  • Prefinanziamento. Onde evitare che i produttori siano costretti a rivolgersi ai coyotes e agli usurai, gli importatori anticipano le spese necessarie all’acquisto di materiali e strumenti, completando poi il pagamento a consegna avvenuta.

La filiera corta

Altro elemento fondamentale del Fair Trade è la filiera corta, ossia una filiera produttiva che tenta di ridurre al minimo il percorso che va dal produttore al consumatore. Nel commercio tradizionale infatti vi sono molti intermediari che si frappongono tra il produttore e il consumatore finale, e ciò in teoria dovrebbe far sì che il prezzo finale del prodotto sugli scaffali dei supermercati sia molto elevato; se ciò non avviene è appunto perché al “primo anello” della catena (cioè i contadini/artigiani del Sud del mondo) vengono pagati prezzi largamente inferiori al dovuto.
Il Commerico Equo e Solidale cerca quindi di far arrivare i prodotti in 3 o 4 passaggi: produttore, importatore, commerciante. In questo modo si riesce a corrispondere un giusto compenso a tutti, mantenendo al tempo stesso un prezzo finale competitivo.
Nel caso delle banane, ad esempio, grazie alla filiera corta per ogni euro pagato il 18% va al produttore, contro il 5% del commercio tradizionale.

I prodotti 

Storicamente, i primi prodotti che dettero vita al Commercio equo e solidale furono quelli “coloniali”: caffè, zucchero di canna, cacao, , banane. Nel corso degli anni, tuttavia, la gamma dei prodotti si è largamente ampliata, ed oggi include: 

  • Alimentari: (spezie, prodotti da colazione, snack (sia dolci sia salati), legumi, pasta; alcolici (birra, liquori), bevande varie (succhi di frutta, bibite gassate) e molto altro
  • Cosmetici: creme, shampoo, deodoranti e molto altro
  • Artigianato
  • Bigiotteria

I numeri

Stando al rapporto annuale Equo Garantito di quest’anno, nel 2015 (ultimo anno di cui sono disponibili i dati) i ricavi della vendita dei soli prodotti del Commercio equo in Italia sono ammontati ad oltre 64 milioni di euro. Il numero di persone a cui il COMES dà lavoro in Italia è salito a 939, e i volontari erano 4.676.
Oltre all’attività di commercio, nel 2015 sono state fatte 8.473,2 ore di attività info-educative di vario genere, con una spesa di oltre 1 milione e 200.000€.