La civiltà del caffè
- La civiltà del caffé
- Il sapore amaro della globalizzazione
- Un mondo più giusto nella tazzina
Un mondo più giusto nella tazzina:
prospettive e proposte per il caffè nel Fair Trade
Da quanto esposto nelle precedenti schede appare chiaro che l'uscita all'attuale drammatica congiuntura del mercato del caffè richede strategie globali: incremento delle conoscenze dei produttori poveri e loro accesso al mercato in altre condizioni, economia solidale fra i produttori poveri, soluzione della crisi di sovrapproduzione rilanciando il potere decisionale di organismi internazionali di paesi produttori e incoraggiando le riconversioni delle produzioni trascurate a vantaggio del caffè, superamento delle troppe barriere fra produttori e consumatori, sostanziali cambiamenti nelle logiche di intervento dei paesi ricchi (soprattutto l'eliminazione del "doppio standard", vedi la scheda Il sapore amaro della globalizzazione) e di organismi internazionali come la Banca Mondiale e il WTO, perché "questo mondo non è in vendita".
Sono strategie che certo non possono essere praticate e spinte dal solo Fair Trade, dal solo Commercio Equo e Solidale. Tuttavia per il Fair Trade proprio il caffè e la sua filiera costitiscono uno dei principali campi d'azione e nel Fair Trade si sono sviluppate esperienze importanti, dallo storico UCIRI al recentissimo TATAWELO, ed è importante riflettere su di esse, senza mai dimenticare che una nuova "civiltà del caffè"deve ripartire dal rispetto dei diritti dei produttori, dalla sostenibilità ambientale, dalla qualità, qualità etica e qualità del prodotto (ma su quest'ultimo punto il Commercio Equo e Solidale italiano sa di avere le carte in regola: nel maggio 2002 la rivista Altroconsumo, mettendo a confronto le 13 miscele di caffè per uso domestico più diffuse in Italia, ha dato la palma del "miglior acquisto" alla Miscela Classica Altromercato).
- La civiltà del caffé
- Il sapore amaro della globalizzazione
- Un mondo più giusto nella tazzina