Acqua dei popoli, acqua in movimento
- Il valore dell'acqua
- Le guerre dell'acqua
- Le lobby dell'acqua
- Idromafia
- L'acqua in Italia e in Toscana
- Kerala e Cochabamba contro i colossi dell'acqua
Il dossier sull'acqua del Villaggio dei Popoli propone informazioni e spunti di riflessione sull'acqua, bene e diritto di tutti a cui troppi non hanno accesso: le "guerre dell'acqua", gli appalti per dighe forse inutili e sicuramente devastanti, la privatizzazione degli acquedotti in corso in tutto il mondo, il grande business dell'acqua in bottiglia, la lobby mondiale dell'acqua, le scelte legislative e politiche sull'acqua in Italia e in Toscana, la risposta a queste scelte da parte di vasti settori dell’opinione pubblica, dei movimenti, del consumo critico.
Il dossier è in costruzione e aperto ai contributi: ci auguriamo di potervi aggiungere materiali, aggiornamenti, suggerimenti e indicazioni per pratiche quotidiane rispettose del bene acqua e del suo valore. Riflessioni e pratiche maturate grazie al lavoro portato avanti in questi anni da tanti soggetti politici e sociali, anche in vere e proprie campagne come quella a suo tempo promossa da Bilanci di Giustizia, e attualmente, per quanto riguarda Firenze, nel ventaglio di iniziative coordinate intorno allo Sportello Eco-Equo del Comune di Firenze (ricordiamo l’iniziativa Il Gusto dell’Acqua alle Rime Rampanti, 4 settembre 2006), o promosse da realtà attente a questo tema, come Legambiente e il Quartiere IV.
Gli approfondimenti che presentiamo sono dedicati a: Le guerre dell'acqua, La lobby dell'acqua, Idromafia, L'acqua in Italia e in Toscana (il quadro legislativo, le privatizzazioni, il caso Publiacqua, le concessioni delle sorgenti, i signori dell'acqua minerale), Kerala e Cochabamba contro i colossi dell'acqua.
Il valore dell'acqua
L'acqua, bene primario ed essenziale alla vita, è al centro di molti interessi economici: dagli appalti per dighe inutili, alla gestione privata degli acquedotti, alla vendita di acqua imbottigliata. Per alcuni si tratta di pura e semplice mercificazione della fonte della vita. Per altri, invece, è giusto attribuire un valore economico all'acqua onde evitare di dissipare le fonti del pianeta con comportamenti sconsiderati. Di sicuro sull'acqua incombono molti pericoli: la desertificazione di vaste aree del Paese, la salinizzazione delle falde costiere, l'inquinamento e lo spreco stanno compromettendo sia la qualità sia la quantità delle nostre risorse. In questo scenario si muovono i 'predoni dell'acqua': multinazionali che imbottigliano l'oro blu, corporations dell'acqua potabile, costruttori di dighe e spregiudicati venditori di purificatori che tentano di trarre il maggior vantaggio possibile dai mali che attanagliano le sorgenti, i fiumi e i laghiCon queste parole Giuseppe Altamore (I predoni dell'acqua. Acquedotti, rubinetti, bottiglie: chi guadagna e chi perde, Edizioni San Paolo, 2004) disegna gli scenari di una "guerra dell'acqua" attualmente in corso in tutto il pianeta. Guerra in senso letterale, se si pensa a quante volte le risorse idriche sono motivo di conflitti tra nazioni (Le guerre dell'acqua). Guerra economica di accaparramento, espropriazione e sfruttamento fino all'esaurimento delle risorse idriche:
- Con la quantità fuori controllo di acqua destinata ad uso agricolo per colture spesso folli: il tentativo di coltivare cotone e addirittura riso nelle regioni secche dell'Asia centrale ha provocato l'abbassamento, salinizzazione e morte dell'immenso lago Aral; in Italia vengono impiegate enormi quantità di acqua per coltivare agrumi o meloni regolarmente destinati alla distruzione.
- Con la costruzione di dighe colossali che spesso desertificano tanto e più di quanto possono irrigare mentre invece servirebbero tante, umili pompe.
- Con l'inquinamento e con la salinizzazione delle falde acquifere.
- Con la marcia trionfale della lobby dell'acqua (La lobby dell'acqua) che punta a gestire globalmente la risorsa.
- Con un aprirsi ulteriore della forbice fra chi ha l'acqua e chi no, preconizzando un nuovo ordine globale dell'acqua capace solo di porci di fronte ad una nuova, terribile, insopportabile forma di diseguaglianza.
Qualche cifra per riflettere
- 5 litri è il fabbisogno minimo biologico giornaliero di acqua
- 50 litri è il quantitativo minimo per garantire condizioni accettabili di vita, ma attualmente questa soglia costituisce un'utopia, tanto che le Nazioni Unite hanno fissato a 40 litri l'obiettivo della mobilitazione annuale del 22 marzo, Giornata Mondiale dell'Acqua. Tuttavia l'Organizzazione Mondiale della Sanità rileva che sotto i 50 litri di acqua si può parlare di sofferenza
- Tre miliardi di persone vivono in alloggi che non hanno sistema fognario
- Un miliardo di persone beve acqua "non sicura"
- 3,4 milioni di persone ogni anno (5000 bambini al giorno) muoiono per causa di malattie trasmesse dall'acqua
- 425 litri al giorno è la disponibilità media di un abitante degli Stati Uniti
- 10 litri al giorno è la disponibilità media di un abitante del Madagascar.
Acqua, bene e diritto
L'acqua non è solo un fattore di sopravvivenza; è anche un fattore della storia, nel bene e nel male. Sappiamo come il processo di razionalizzazione e regolazione delle acque e dei suoi cicli naturali sia alla base delle civiltà antiche dell'Egitto e Mesopotamia, sorte sui bacini del Nilo e del Tigri e Eufrate. D'altra parte, l'acqua come confine da difendere (oltre che come risorsa da sfruttare) è un tema antico della conflittualità umana:come del resto suggerisce la parola rivale, dal latino ‘riva’, le prime forme di conflittualità tra le comunità umane devono essersi manifestate attorno all'acqua: il rivale è colui che sta sull'altra riva e dipende dalla stessa sorgente, e da cui si ritiene che 'debba' venire il pericolo, l'attacco.
(Marco Bersani: In guerra per l'acqua? pubblicazione on line, 5 giugno 2003 sulla pagina di Attac Italia).
Un atto di civiltà è oggi il tentativo di elaborare, a partire dal tema dell'acqua, un orizzonte di pensiero politico nuovo, solidale, capace di inscrivere la finitezza dell'esperienza umana nei tempi e nei modi della natura. Per l'acqua, come bene universale e comunitario e come diritto, si è mosso e si muove un vasto schieramento di opinione e di mobilitazione politica, da realtà spontanee o di base (locali, sindacali, di consumatori, religiose, centri sociali, forum sociali, no global di tutte le sfumature e gli orientamenti) a "tavoli" più articolati (come il Tavolo toscano dell'Acqua), a istanze di mobilitazione e/o informazione (Attac Italia, C.I.P.S.I.). Un movimento per il diritto all'acqua che ha il suo centro unificante nel Contratto Mondiale dell'Acqua, sviluppo articolato e globale di un'iniziativa partita da Lisbona nel 1998 sotto il patronato politico di un leader storico della sinistra europea come Mario Soares, e di cui è emanazione il Comitato Italiano per il Contratto Mondiale dell'Acqua promosso da Riccardo Petrella; per cui rimandiamo senz'altro ai siti e pagine on line, in particolare a Attac - Attacqua e a Contrattoacqua. E oggi in Italia i danni ambientali ed economici prodotti dallo sfruttamento delle falde ad opera di gestori e concessionari incontrano sempre più spesso l'opposizione vivace delle comunità, dei comitati, dei Tavoli per l'acqua.
L'acqua privatizzata
Intanto in tutto il mondo si privatizzano gli acquedotti, e ciò avviene in parallelo al processo per cui una certa cultura politica anni Ottanta e Novanta, anche della sinistra storica, si è data entusiasticamente al "privato è bello" sempre e comunque ed ha energicamente spinto alla privatizzazione degli acquedotti come di tanti altri servizi. Dal canto loro gli organismi economici internazionali, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, "raccomandano" caldamente ai paesi poveri di privatizzare i loro servizi (ricordate i famosi Gatt del vertice di Cancun ?): questa linea è frutto di reali convinzioni maturate autonomamente, o piuttosto della forte pressione e capacità di convincimento esercitata dalle lobbies? Privatizzare i servizi: acquedotti compresi, naturalmente. Naturalmente consegnandoli a chi è già provatamente capace di razionalizzare risorse ed evitare sprechi... altro che, se ne è capace, trattandosi di chi vuole ricavarne profitti. E' forse vero che dovremmo smettere di demonizzare sempre e comunque la categoria di profitto, e neppure possiamo nasconderci che "pubblico", in molte situazioni, ha significato una gestione irresponsabile ed omertosa del bene acqua, con intere zone del Sud Italia sempre alle prese con l'emergenza idrica mentre metà dell'acqua disponibile "sparisce" dagli acquedotti sedicenti pubblici e non viene fatturata (Idromafia), con le concessioni di estrazione delle acque minerali date via per un pezzo di pane dalle amministrazioni locali italiane, concessioni i cui proventi non hanno apportato nessun beneficio, ma più spesso danni, anche ambientali, alle comunità (L'acqua in Italia e in Toscana).
Ma certamente a livello mondiale siamo di fronte ad un processo di graduale appropriazione da parte di un'oligarchia di un bene universale che, in quanto indispensabile alla sopravvivenza, alla salute, ai requisiti minimi di qualità della vita, è inseparabile da qualsiasi accezione non puramente astratta di diritti, libertà, democrazia. E ciò avviene senza che la società civile sia sempre in condizione di esercitare un controllo su tale processo: anzi, considerando la cosa in una dimensione globale, non lo è quasi mai.
E' ben vero che le vicende Publiacqua S.p.a., concessione acque minerali e simili, in Toscana, si stanno svolgendo in condizioni di democrazia, cioè, se non altro, sotto gli occhi di soggetti politici e civili che non mancano di vigilare e spingere per far sì che gli impegni e le asserzioni condivise in astratto (come il principio che l'acqua è e resta un bene di tutti; questi temi sono dibattuti anche nelle campagne elettorali ) non restino tali (l'acqua in Italia e in Toscana). Ma è purtroppo difficile sperare in altrettanta capacità di organizzare con successo il dissenso e la lotta in situazioni dove le pratiche della democrazia si scontrano con altre, storiche difficoltà; se, per esempio, la Vivendi nel Burkina Faso fissa a 220 euro il costo dell'allaccio all'acquedotto quando il guadagno giornaliero medio è di mezzo euro al giorno.
E' vero però che proprio dai paesi asiatici, africani, sudamericani sono spesso arrivate leidee (pensiamo a Vandana Shiva, leader del movimento mondiale per l'acqua, con la sua partecipazione ai vari forum e soprattutto con testi fondamentali come Le guerre dell'acqua) e le lotte più incisive: ricordiamo almeno la mobilitazione delle popolazioni del Kerala in India contro la Coca Cola e i prelevamenti di acqua dalle falde, e della gente di Cochabamba in Bolivia (Il Kerala e Cochabamba contro i colossi dell'acqua).
Proposte e prospettive
Il Villaggio dei Popoli si è già occupato del tema dell'acqua in occasione delForum Alternativo Mondale dell'Acqua tenutosi a Firenze nel marzo del 2003, parallelamente al vertice ufficiale di Kyoto dove la nuova oligarchia mondiale dell'acqua ha celebrato i propri fasti neoliberisti. Con questo dossier il Villaggio dei Popoli intende fornire informazione e spunti di riflessione sul tema dell'acqua, notizie sul quadro legislativo nuovo determinato in Italia dalla legge Galli del 1994 e dalle scelte in materia operate dalla Regione Toscana. Ma soprattutto intende stimolare la riflessione su pratiche quotidiane che hanno a che vedere con il nostro uso, o, troppo spesso, abuso di questo bene e diritto di tutti. Questo testo è in costruzione, aperto ai contributi, e ci piacerebbe integrarlo con un bel panorama di lotte per l'acqua, ma anche con un elenco di suggerimenti per usare con rispetto la nostra acqua quotidiana.
Come Villaggio dei Popoli, infine, non possiamo che invitare a una riflessione critica ed etica su ciò che beviamo. L'Italia, oltre a segnare un consumo di 980 metri cubi l'anno di acqua pro capite che la pone al primo posto in Europa e terza al mondo dopo USA e Canada, insomma in buona posizione fra i grandi spreconi d'acqua, detiene il record europeo del consumo di acque imbottigliate, con 182 litri pro capite e una spesa media per famiglia di 260 euro l'anno (dati del 2003 rilevati a Bologna dal WWF mettevano in rilievo che una delle marche più diffuse ed economiche, la Guizza, costava 0,09 centesimi di euro al litro; un litro d'acqua dell'acquedotto di Bologna costava 0,00062).
Eppure oramai tutti dovrebbero sapere che:Pescando l'acqua da caraffe anonime e affidandosi al palato è quasi impossibile distinguere al primo assaggio l'acqua di rubinetto dalle acque minerali. Secondo un esperimento condotto da Legambiente il 22 marzo 2004, Giornata Mondiale dell'Acqua, nemmeno 2 italiani su 10 sono riusciti al primo colpo a individuare quale era l'acqua imbottigliata e quale quella uscita dalle tubature domestiche. Il test è stato effettuato contemporaneamente in varie città italiane (Milano, Roma, Napoli, Palermo, Foggia).
(I predoni dell'acqua). Alcune S.p.a. dell'acqua italiane, d'altro canto, hanno intrapreso una "politica della buona acqua" (Publiacqua con l'acqua erogata al fontanile dell'Anconella).- L'acqua imbottigliata non è necessariamente "più pura": le normative vigenti in Italia non forniscono garanzie al riguardo. Ciò, naturalmente, non toglie che, indipendentemente dalle normative, le marche di acque minerali possano fare scelte di qualità e di rispetto del consumatore. Si vuol solo dire che l'equazione acqua minerale = acqua buona è spesso sostanzialmente immotivata.
- Dove le mettiamo le bottiglie e bottigliette di plastica? È stato calcolato che la sola Lombardia per smaltire la plastica spenda 45 miliardi di vecchie lire l'anno.
Nella pubblicità, anche i "logo dell'acqua" esercitano l'operazione classica di tutti i logo come lucidamente l'ha descritta in No Logo Naomi Klein (il conferimento di un valore aggiunto di natura simbolica al prodotto), facendo facilmente leva su un sistema di associazioni profondamente radicato in tutte le culture umane e in tutte le ritualità (dal battesimo cristiano alle immersioni rituali nei fiumi sacri indiani), che attribuisce all'acqua significati di purezza ed eliminazione di ciò che puro non è, "sincerità", "rinascita"; contenuti archetipi, arcaici, variamente tradotti nel linguaggio moderno della scienza o pseudoscienza, del benessere, dell'igiene, dell'ossessione salutista. Ciò sta creando anche una serie di nuovi comportamenti che è interessante osservare: era sconosciuto, fino a qualche anno fa, un elemento ormai ricorrente del paesaggio umano occidentale, ossia la foresta delle bottigliette di plastica nelle borse, negli zaini, sui banchi di scuola e d'università, nei luoghi di lavoro, persino al cinema e a teatro (se è vero che bere molto fa bene, ci si può anche chiedere che influenza eserciti il "logo dell'acqua" in tutto questo).
Don Milani: a chi appartiene l'acqua?
Concludiamo pubblicando alcuni stralci di un documento riportato integralmente dagli autori dell'articolato progetto didattico H2OK Acqua bene comune dell'umanità, realizzato nel 2001 da CeVi (Centro Volontariato Internazionale), CIPSI e Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua (questo materiale gli educatori possono trovarlo al Villaggio dei Popoli). E' una lettera scritta nel lontano 1955 a Ettore Bernabei,direttore del quotidiano cattolico "Giornale del Mattino", da don Lorenzo Milani. Don Milani racconta di come la legge per la montagna 991 permetta a metà (nove famiglie) della sua piccola comunità di accendere un mutuo per gli impianti idraulici. E' caro, ma ci si potrebbe stare; purtroppo però il proprietario di una sorgente da cui don Milani aveva chiesto il permesso di attingere, dopo averglielo accordato, adesso rifiuta. Quest'episodio stimola in don Milani la riflessione sull'"idolatria del diritto di proprietà" e la riflessione amara che i cattolici in Italia hanno da dieci anni (siamo infatti nel 1955) in mano le leve del potere esecutivo e legislativo, ma non lo usano da cristiani. Ecco la conclusione della lettera:Che i legislatori cattolici prendano dunque in mano la "Rerum Novarum" [l'enciclica sociale di papa Leone XIII] e la Costituzione e stilino una 991 molto più semplice in cui sia detto che l'acqua è di tutti.
Quando avranno fatto questo, poco male se poi non si riuscirà a mandare due carabinieri a piantar la bandiera della Repubblica su quella sorgente. [...]. Ma sommo disonore è invece se potranno dire di noi che, con tutte le pretese di rivelazione che abbiamo, non sappiamo poi neanche di dove veniamo e dove andiamo, e quale è la gerarchia dei valori, e qual è il bene e quale il male, e a chi appartengono le polle d'acqua che sgorgano dal prato di un ricco in un paesino di poveri.